Giovani fuori sede: fuori anche dal referendum sulla Giustizia?

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Votare, oltre che essere un dovere civico, come espresso nell’articolo 48 della Costituzione italiana, è soprattutto un diritto. Lo è anche per gli studenti fuorisede, impossibilitati ad esprimere il proprio voto nel referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia il 22 e 23 marzo dalle recenti decisioni del governo. La misura di estensione del voto si sarebbe potuta inserire nel decreto di indizione del referendum, oppure si sarebbe potuta approvare una legge ad hoc entro i giorni delle votazioni. Tuttavia non è accaduto. Le ragioni addotte sono state soprattutto i tempi tecnici ristretti necessari per l’organizzazione del voto fuorisede nonché l’assenza di una disciplina strutturale già pronta. Eppure, durante le elezioni europee avvenute l’8 e 9 giugno 2024 al fine di nominare i membri italiani al Parlamento Europeo, gli studenti fuorisede avevano potuto contribuire con la propria voce a scegliere i candidati. In un paese come l’Italia in cui l’astensionismo e l’indecisione sono ormai fattori costanti nelle votazioni, il voto dei molti studenti fuorisede conta e potrebbe anche essere decisivo. Come riportato su La Stampa, il 18,5% della popolazione non si recherà alle urne ed un italiano su due non sa ancora se propendere per il sì od il no, separati da una forbice che varia dall’1,8% al 5%. Gli studenti fuorisede in Italia che studiano in una provincia diversa da quella dell’ateneo sono circa 800mila, un numero che potrebbe rivelarsi fondamentale nell’esito della votazione.

Le nuove generazioni non sono disinteressate alla politica: al contrario, desiderano essere protagoniste e responsabili della vita democratica del Paese, ma per esserlo è necessario che venga loro data la possibilità di partecipare. Mentre prosegue l’iter del disegno di legge di iniziativa popolare per rendere strutturale il voto  degli alunni non residenti, noi studenti fuorisede di Apice denunciamo l‘impossibilità di esprimere il nostro voto e di esercitare quindi un diritto fondamentale.

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