Diari d’Europa #23 – Bruxelles ai tempi del coronavirus

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Bruxelles ai tempi del coronavirus

La città di Bruxelles è sempre più identificata come il luogo delle Istituzioni europee, un luogo lontano, freddo e piovviginoso, con un viso severo e poco amichevole. Bruxelles, sede di quell’Europa alla ricerca di una solidarietà che stenta a manifestarsi e che rischia di allontanare i suoi cittadini da un progetto lungimirante ed ambizioso di democrazia e di unità fra i popoli. Bruxelles vicina o Bruxelles lontana, Bruxelles amata o detestata.

Eppure Bruxelles è anche una città come tante altre in Europa, sprofondata anch’essa con i suoi abitanti nel vortice della pandemia di coronavirus e alla ricerca di risposte adeguate. Ma Bruxelles ha tuttavia una sua grande particolarità : è semplicemente composta da ben 179 nazionalità differenti che convivono da anni e formano una società multiculturale sempre vivace, anche se  non priva di occasionali e ragionevoli tensioni.

Ai balconi non sventolano le stesse bandiere, non si innalzano cori unici ma tutti gli abitanti si ritrovano, tutte le sere, nello stesso commovente ringraziamento a tutti coloro che sfidano il coronavirus, dal personale sanitario fino alle cassiere del supermercato. Un applauso al coraggio e al lavoro.

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Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

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