Un accordo sul prossimo bilancio europeo entro la fine del 2026: realtà o utopia?

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Ci stiamo avvicinando al momento della verità sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) dell’Unione Europea, che finanzierà le spese comunitarie in settori chiave nel periodo 2028-2034.

In attesa di scoprire l’entità della prossima “scatola negoziale”, il documento provvisorio che aggiorna l’ammontare e la distribuzione delle risorse sulla base degli orientamenti nazionali, pochi giorni fa si è riunito a Bruxelles il Consiglio Affari Generali, in cui si è parlato di QFP, della programmazione legislativa per il 2027 e di stato di diritto.

Come ricordato dal ministro irlandese Thomas Byrne e dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, l’obiettivo prioritario è raggiungere un accordo intergovernativo sul prossimo bilancio settennale entro la fine del 2026, lasciando al 2027 l’adozione degli atti legislativi e al 2028 l’avvio dei finanziamenti.

Eppure l’unanimità tra gli Stati non sembra vicina, viste le divergenze ancora presenti al tavolo dei negoziati: al Consiglio Affari Generali i ministri di Germania e Austria hanno nuovamente insistito sulla necessità di ridurre di centinaia di miliardi di euro la proposta della Commissione (già tagliata del 2 % a giugno), e di semplificare e modernizzare il bilancio UE per affrontare adeguatamente le sfide del XXI secolo, dalle nuove tecnologie all’Intelligenza Artificiale.

L’unico punto su cui gli Stati sembrano convergere è il taglio alle spese per la burocrazia europea, mentre rimangono diversi punti in sospeso: quanto cospicuo deve essere il bilancio, su quali settori investire maggiormente (le politiche tradizionali, come agricoltura e coesione, oppure quelle destinate a competitività, difesa e azione esterna), se inserire nuove fonti di gettito dirette dell’Unione e quali, e infine se includere nel bilancio il rimborso del debito derivante dal Next Generation EU.

Nei suoi incontri bilaterali con i 27 leader nazionali, Costa ha ribadito più volte che le risorse sono limitate, e che i contributi degli Stati membri al bilancio comunitario non devono essere sproporzionati. Per questo motivo, servirebbero nuove risorse proprie in grado di sostenere adeguatamente la prossima programmazione finanziaria dell’UE. Se non venissero approvate e, parallelamente, venissero ridotti i contributi nazionali, della proposta iniziale della Commissione di circa 1800 miliardi di euro rimarrebbe ben poco.

Gli ambasciatori nazionali, riuniti al Comitato dei Rappresentanti Permanenti (COREPER), stanno lavorando alla bozza di bilancio, che verrà presentata e discussa al Consiglio Affari Generali del 13 ottobre e al vertice europeo del 15-16, in cui le reazioni dei governi nazionali diranno molto della fattibilità di un accordo entro la fine dell’anno.

Si potrà capire quanto persuasivo sia stato l’invito, fatto da Costa ai leader nazionali, a essere aperti al compromesso.

Per approfondire:

UE divisa sui tagli al prossimo bilancio pluriennale

La Germania contro Costa sul bilancio UE: “Forse ha perso il contatto con la realtà”

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Gabriele Giordano
Sono laureato in Scienze Politiche e credo in un'informazione di qualità che riesca a coinvolgere i cittadini, soprattutto i giovani, nei processi democratici.

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