In Germania le estremità politiche stanno fagocitando i partiti centristi

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È giunto a termine il Superwahljahr, termine usato per descrivere questo anno di elezioni regionali e locali in numerosi Länder tedeschi, gli ultimi dei quali sono stati quelli orientali della Sassonia-Anhalt, Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino.


Il minimo comune denominatore delle urne è stata l’avanzata dell’estrema destra di Alternative für Deutschland (AFD), che ha ottenuto la maggioranza in due casi su tre incentrando la propria campagna su immigrazione, sicurezza e carovita, e il simultaneo crollo dei cristiano-democratici (CDU) del cancelliere Merz, i quali mai avevano ottenuto percentuali così basse dal dopoguerra, in particolare in Meclemburgo, dove non hanno conquistato neppure un seggio al parlamento regionale.


Se in Sassonia-Anhalt è molto probabile che AFD andrà al governo con il partito radical-populista Alleanza Sarah Wagenknecht (l’unico che ha dato la propria disponibilità e con cui condivide alcune posizioni su immigrazione e politica estera), in Meclemburgo non sembra che basterà il primato: i socialdemocratici (SPD), che esprimono la presidente di regione uscente Manuela Schwesig, hanno i numeri per formare una coalizione con Verdi e Die Linke (Sinistra), mantenendo intatto il cordone sanitario nei confronti della destra.


Diversa è la situazione a Berlino, dove Die Linke si è affermato come primo partito, il risultato migliore della sua storia nella capitale, puntando su temi sentiti dalla popolazione come il costo degli affitti sempre più insostenibile, il carovita e le misure di welfare. Anche qui si profila un governo locale rosso-rosso-verde, nonostante il raddoppio dei voti di AFD.


In un clima sempre più polarizzato e conflittuale di cui hanno beneficiato le forze centrifughe (di destra e sinistra) a scapito del centro politico tradizionale (SPD e CDU), si è osservato un netto aumento dell’affluenza alle urne rispetto al passato, che prefigura una probabile
rivoluzione del sistema partitico fino a oggi impensabile.


Non sono avvenute le dimissioni dell’impopolare Merz a seguito delle disfatte elettorali, ipotizzate dai giornali a seguito di un dibattito interno alla CDU sulla possibile sostituzione del cancelliere. Nonostante l’ammissione di responsabilità politica per quello che ha definito un “disastro”, il capo dell’esecutivo federale ha annunciato che intende andare avanti con un imperativo in testa: realizzare le riforme e gli investimenti (dalle pensioni al lavoro all’aumento delle spese per la difesa) che il suo governo ritiene essenziali per il rilancio dell’economia tedesca, da anni in stagnazione.


Tuttavia, la situazione politica rimane altamente instabile, a maggior ragione perché il prossimo anno sono in programma altre cinque tornate regionali che rischiano di ripresentare risultati simili se non peggiori per le forze di governo. E a quel punto non sarebbero da escludere scioglimento del Bundestag e voto federale con due anni di anticipo, in un contesto che sarà già segnato da elezioni in Stati europei chiave come Francia, Italia, Spagna e Polonia.


Per approfondire: Per la prima volta la Cdu non supera la soglia del 5% alle elezioni, vincono sinistra e ultra-destra

La sinistra vince a Berlino, AfD primo partito in Pomerania, la Cdu è fuori. Merz in bilico

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Gabriele Giordano
Sono laureato in Scienze Politiche e credo in un'informazione di qualità che riesca a coinvolgere i cittadini, soprattutto i giovani, nei processi democratici.

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