Unione Europea alla prova delle elezioni nazionali

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Nel giro di una decina di mesi i Paesi-chiave dell’Unione Europea andranno ad elezioni importanti, non solo per il loro impatto a livello nazionale ma anche, e forse più ancora, per il futuro dell’Europa.

Si comincerà, solo apparentemente in tono minore, con le imminenti elezioni regionali in Germania, cui seguiranno nel 2027 quelle per la Presidenza federale: per il Cancelliere Merz non sarà una passeggiata.

Le cose si faranno serie l’anno prossimo, già in tarda primavera, con le elezioni presidenziali in Francia e, forse anche prima della loro scadenza naturale, con quelle politiche e locali in Italia, cui seguiranno quelle legislative in Polonia e in Spagna. Tutto questo, dopo che le urne negli Stati Uniti a novembre nelle elezioni di mid-term, avranno dato all’Unione Europea indicazioni importanti, senza dimenticare l’impatto in un’America latina, preda delle destre, dell’esito elettorale in Brasile.

In questo contesto di democrazia alla prova, compresa in alcuni Paesi quella della sua sopravvivenza, non mancheranno in Europa turbolenze politiche e sorprese di alleanze inattese, destinate a disegnare il nuovo quadro politico europeo.

Come dire che gli elettori europei chiamati al voto a livello nazionale, dovranno  contemporaneamente dire se vogliono l’Unione Europea e quale. Qualcosa è già possibile intravvederlo, non tanto nei sondaggi ad oggi prematuri, ma negli annunci e nelle pratiche, non sempre coincidenti, delle maggiori forze politiche in competizione.

In Germania prosegue l’avanzata dell’estrema destra di Alternativa per la Germania che, già alle prossime regionali d’autunno, potrà mettere a dura prova la stabilità del governo tedesco e introdurre nuovi elementi di ostilità al progetto di integrazione europea in un Paese che, insieme alla Francia, lo ha a lungo sostenuto, ma con crescenti difficoltà in questi ultimi tempi.

La Francia a sua volta potrebbe essere a un bivio radicale per la sua politica europea se dovesse prevalere nel voto presidenziale l’estrema destra del “Rassemblement national”, nonostante la vernice di moderazione europea affidata alla propaganda elettorale e il tentativo di occultare una diffusa simpatia per la Russia, variabile non banale per l’unico Paese UE presente nel Consiglio di sicurezza dell’ONU e detentore dell’arma nucleare.

Incerte anche le sorti europee originate dal voto in Spagna, che vede in forte difficoltà il partito socialista al governo di Pedro Sanchez , coraggioso nel sostegno al progetto di rilancio europeo anche per frenare la prepotenza di Trump, mentre in Polonia la componente europeista, guidata dal Primo ministro Donald Tusk, deve vedersela con gli avversari alla Presidenza della Repubblica, recentemente indeboliti da pesanti scissioni interne.

Infine, la contesa italiana che viviamo quotidianamente in una campagna elettorale avviata da tempo. La affronteranno aggregazioni politiche fragili, tanto nella maggioranza che nell’opposizione, con entrambi i versanti non proprio coesi e rassicuranti per il futuro dell’Unione Europea. 

Nella maggioranza prevalgono nettamente orientamenti ostili a un rilancio del progetto europeo, certo da parte di quello che resta della Lega ma anche da parte delle permanenti ambiguità e opportunismi di Fratelli d’Italia, al netto della sorpresa dirompente che potrebbe risultare l’esito elettorale per il partito in crescita di Vannacci, europarlamentare attivo nel Parlamento di Strasburgo per demolire l’UE.

Non è molto più rassicurante per il futuro dell’Europa la frammentazione in Italia dell’opposizione, con alcune sue componenti importanti a forte dominante euro-scettica con accenti populisti e divaricate in materia di politica estera, in particolare nei confronti del conflitto russo-ucraino, un tema decisivo per la tenuta e il futuro dell’Unione Europea.

E’ ancora presto per poter dire molto di più, ma già queste prime impressioni annunciano turbolenze nei cieli d’Europa.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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