
La disuguaglianza erode la democrazia. È questo il perentorio messaggio emerso dall’ultimo rapporto Oxfam presentato a Davos in merito al tema. Nel mondo odierno, segnato da conflitti, shock commerciali e crisi climatiche, la disuguaglianza rappresenta ormai una caratteristica strutturale, che minaccia sistematicamente democrazia, coesione sociale e stabilità economica. Il problema principale consiste nella concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi individui: come emerge dai dati, i 12 miliardari più benestanti del mondo possiedono una ricchezza superiore a quella della metà più povera dell’umanità, ovvero circa quattro miliardi di persone. La questione colpisce ancora di più se si evidenzia che circa 3,6 miliardi di persone vivono con meno di 8,30 dollari al giorno, rendendo la povertà una componente strutturale e intergenerazionale nella società. La disuguaglianza, inoltre, ha conseguenze anche sulla politica. I grandi patrimoni possono esercitare un’influenza sproporzionata sui processi decisionali, orientando norme e politiche pubbliche tramite lobbying, finanziamento di partiti e porte girevoli tra élite economiche ed istituzioni. Tuttavia, il rapporto evidenzia che invece di ridurre le disuguaglianze, i governi tendono a contenere il conflitto sociale, gestendo le proteste piuttosto che andare a colpire la causa diretta attraverso, per esempio, riforme redistributive.
Purtroppo l’esempio più vicino per comprendere tali problemi è l’Italia. Nel Bel Paese, il 91% dell’incremento di ricchezza degli ultimi 15 anni è andato al 5% più ricco dei nuclei familiari a fronte di appena il 2,7% dell’incremento “incamerato” dalla metà più povera delle famiglie. A ciò si aggiunge il calo o la stagnazione dei salari reali: nonostante una dinamica occupazionale crescente, i lavoratori restano comunque vulnerabili come dimostrato dal fatto che tra il 2007 ed il 2023 i redditi reali delle famiglie italiane si sono ridotti in media dell’8,7%. Anche la povertà assoluta è aumentata negli negli ultimi anni, passando da 4,1 milioni del 2014 ai 5,7 milioni del 2024, mentre il numero delle famiglie povere è salito da 1,55 a 2,22 milioni. A gravare sul ceto lavoratore e le famiglie giovani è anche il sistema fiscale, che incide di molto su lavoro e consumi ed al contempo tagli o sottofinanziamento di servizi pubblici riducono la capacità dello Stato di compensare le disuguaglianze di mercato. Per Oxfam, uscire da questo baratro non solo è necessario, ma possibile. Il rapporto propone innanzitutto una maggiore equità fiscale, con più tasse su grandi patrimoni, rendite finanziarie ed eredità, così da spostare il peso fiscale da lavoro e consumi verso la ricchezza concentrata. Centrale è anche il rafforzamento del lavoro dignitoso, attraverso salari adeguati, meno precarietà e tutele più forti, affinché il lavoro torni a essere una reale protezione contro la povertà. A questo si affiancano maggiori investimenti in sanità, istruzione e servizi pubblici, strumenti fondamentali per ridurre le disuguaglianze prima ancora che si formino. Infine, Oxfam sottolinea la necessità di limitare l’influenza della grande ricchezza sulla politica, con più trasparenza su lobbying e finanziamenti, per restituire spazio alla democrazia.
Per approfondire: Rapporto OXFAM












