Prima le donne. Non solo nell’UE

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“Andare CONTROMANO è rischioso, ma si vede la gente in faccia”

Fino a poco tempo fa l’Unione Europea sembrava minacciata da un’ondata sovranista, guidata da muscolosi leader maschili, qualcuno con felpa e armi in pugno. Invece è in arrivo un’ondata di leader femminili: la prima, Ursula von der Leyen, ha già afferrato il bastone del comando, anche se per un soffio.

Ha promesso, e ha tutta l’aria di farlo, di comporre il suo governo con rigoroso rispetto della parità di genere, anche se avrà qualche problema a dividere nettamente in due le poltrone della Commissione quando, se mai se ne andranno i britannici, rimarremo in ventisette. E anche l’Italia avrà qualche problema se proverà a infilare nella lista Tremonti o Giorgetti.

Salvo clamorosi imprevisti, il 1° novembre un’altra donna, Christine Lagarde, si insedierà alla presidenza della Banca centrale europea: saranno così femminili le due più importanti poltrone dell’UE. E poiché l’appetito vien mangiando, è probabile che una signora rumena, Laura Koevesi, sia presto la responsabile dell’anti-frode per l’UE e anche per i maschi d’Europa sarà forse più difficile frodare.

Fin qui l’Unione Europea e ne siamo orgogliosi, anche se ci riserviamo parità di criteri nel giudicarne il futuro operato.

Come se non bastasse, anche la Gran Bretagna – l’isola più fuori che dentro l’UE – cerca di rimediare alla cacciata di Teresa May, proponendo come interprete della mitica figura dell’agente 007 una britannica di colore di origine giamaicana, Lashana Lynch (da non pronunciare con accento bolognese).

In attesa che Trump ritiri i suoi volgari tweet contro le parlamentari democratiche di colore al Congresso USA, l’UE brilla per civiltà e diritti. Siamone fieri.

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