Passione e ragione per l’Europa

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Forse un alito nuovo spira in Europa: cominciamo di qui.

Qualcosa di nuovo che si manifesta molto di più nei movimenti sociali che non ancora nei Palazzi della politica. Come la sorprendente mobilitazione avviata da una ragazzina svedese di sedici anni, Greta Thunberg, che in poco tempo ha visto scendere in strada centinaia di milioni di persone, giovani soprattutto, in lotta contro i cambiamenti climatici. E in tanti torneranno in strada il 15 marzo.

In altri Paesi d’Europa, dalla Polonia all’Ungheria fino all’Albania, migliaia di persone si sono mobilitate per chiedere democrazia. In Italia, un numero sorprendente di persone hanno manifestato per la salvaguardia dello Stato di diritto a Milano e oltre un milione e mezzo di cittadini hanno dato prova che esiste ancora vitalità democratica dentro una democrazia rappresentativa in affanno, quando non calpestata da chi è al  governo.

Qualcosa di nuovo filtra però anche dai Palazzi del potere. Due segnali fra gli altri, per tralasciare possibili ripensamenti dentro il caos di Brexit: i movimenti in seno al Partito popolare europeo (PPE), probabile prima forza politica nel futuro Parlamento di Strasburgo, e la ripresa di iniziativa da parte del Presidente francese, Emmanuel Macron, con la recente lettera indirizzata ai cittadini europei.

Nel PPE sono state molte contraddizioni accumulate in questi anni pur di aumentare il numero dei suoi seggi al Parlamento europeo. Con l’ingresso nei ranghi del PPE del partito di Fidesz, di cui il Primo ministro Viktor Orban è il leader, la misura sembra colma. Al punto che il non proprio progressista leader del PPE, Manfred Weber, candidato alla Presidenza della Commissione, ha dovuto avviare a malincuore la procedura per una possibile espulsione di un partito che con la democrazia ha poche parentele.

Dalla Francia è arrivata la lettera di Macron ai suoi concittadini europei. Ritorna in qualche misura la passione europeista del Presidente francese, anche se fortemente temperata rispetto all’entusiasmo dei giorni successivi al suo arrivo all’Eliseo. Non poteva essere altrimenti, vista da una parte la persistente riluttanza “europeista” dell’indebolita Cancelliera tedesca, Angela Merkel, ad associarsi a un progetto più ambizioso (come già si era capito dalla firma del recente Trattato di Aquisgrana) e, dall’altra parte, la perdita di consenso interno del giovane presidente, vittima anche del contributo che suo stile “bonapartista” ha dato al movimento di protesta dei “gilet gialli”.

E’ noto che “non basta una rondine a far primavera” e nemmeno due o tre, soprattutto se volano in ordine sparso, ma restano un segnale e magari un invito a svegliarsi per i molti sonnambuli di questa Europa, quella abbandonata il secolo scorso al destino tragico di due guerre mondiali.

Si tratta di segnali che sembrano convergere sull’appello all’urgenza: lo scrive chiaro Macron per l’Unione Europea, mentre Greta da mesi sta dicendo che non c’è più altro tempo da perdere per salvare il pianeta. Con dosi diverse sulle due sponde di passione e di ragione: una passione che dà una scossa alle giovani generazioni di “FridayForFuture” e ragione, mista a complessi calcoli politici, filo rosso della lettera di Macron.

Il Presidente francese è consapevole della sua attuale relativa solitudine nel panorama politico europeo, si limita ad alcune condivisibili priorità per il futuro UE (democrazia, migrazioni, difesa, ambiente…),  ma rischia di complicare oltre misura Istituzioni europee che è invece urgente semplificare e rafforzare e apre a una “Conferenza per l’Europa”, senza escludere una rischiosa revisione dei Trattati.

Buone intenzioni che speriamo in grado di farci dimenticare l’esito della “Convenzione europea” all’alba del 2000, conclusasi nel 2005 con il rifiuto francese di un Progetto di Costituzione europea (a cinquant’anni dal fallimento, ancora ad opera della Francia, della Comunità europea della difesa, una politica comune oggi invocata da Macron).

Non è mai troppo tardi per riscattarsi. Ma adesso è urgente.

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