La Russia alla conquista del mondo

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Non sfugge più a nessuno ormai l’attivismo del Presidente Putin per riportare la Russia al centro della scena internazionale e restituirle un antico ruolo e quel protagonismo che la caduta dell’Impero sovietico aveva fortemente ridimensionato.

L’inquietante attualità in Medio Oriente, in cui si incrociano oggi guerre, conflitti, rivalità regionali e ingenti interessi economici e geostrategici, ha in effetto visto entrare in scena con passo deciso e senza tanti scrupoli la Russia, in particolare a partire dal 2015. Nel settembre di quell’anno l’esercito russo intervenne in Siria a sostegno di Bachar el Assad e, da quel momento, si possono percepire i cambiamenti avvenuti e in divenire dovuti alla presenza russa sullo scacchiere mediorientale. 

Occupando postazioni tenute in passato dagli Stati Uniti, oggi sempre meno presenti nella regione, la Russia, con una strategia diplomatica e militare centrata sul “dialogo con tutti”, in tre anni è riuscita a rimescolare un po’ di carte: ha sostenuto, salvato e rinsaldato il regime di Bachar; ha preso in mano, insieme ad Iran e Turchia, le redini del processo di pace di Astana per la Siria, oscurando e rendendo privo di contenuti il processo ONU di Ginevra; ha attirato nella sua orbita la Turchia, Paese membro e Paese chiave della NATO; è diventata interlocutore inevitabile sui tanti fronti di guerra, dalla Libia, allo Yemen; ha firmato in questi ultimi giorni un importante accordo petrolifero (Opec+) con l’Arabia Saudita, in grado di incidere pesantemente sul controllo del mercato del petrolio ed infine sarà determinante per una possibile soluzione della più recente guerra che i Turchi stanno muovendo nei confronti dei Curdi. Sono tutti aspetti che stanno incidendo profondamente sui rapporti regionali e internazionali nonché sulla stabilità della regione stessa, e da dove le grandi potenze occidentali, presenti fino a poco tempo fa, sembrano indietreggiare.

Le ambizioni di Putin non si fermano tuttavia al Medio Oriente, ma si stanno spingendo sull’insieme del continente africano. Anche qui si manifesta la volontà del Presidente russo di ricuperare quel passato e quel ruolo avuto dall’ex Unione Sovietica in Africa, sospeso nel 1992 con la fine della guerra fredda. A tanti anni di distanza, e con un quadro geopolitico fortemente cambiato e tuttora in movimento Putin convoca a Sochi, il 23 e 24 ottobre prossimi, un primo grande Vertice Russia-Africa, invitando una quarantina di Capi di Stato africani, coprendo un’area ben superiore a quella che era considerata di tradizionale presenza russa.

La posta in gioco non è da poco, e questo sotto vari profili. In un momento infatti in cui la Russia sembra girar le spalle all’Occidente e  la Cina sta consolidando la sua presenza sul continente africano, si tratta di dimostrare che esistono alternative ad una cooperazione con altri storici attori internazionali. In secondo luogo, per la Russia si tratta di competere con la Cina negli scambi commerciali con l’Africa, oggi ancora troppo squilibrati: 20 miliardi di dollari per la Russia contro 204 miliardi per la Cina (51,3 miliardi per la Francia). Ma, al di là delle grandi risorse in oro, diamanti, altri minerali e petrolio, il mercato più importante per la Russia sembra essere quello  invisibile delle armi : 35% del mercato, contro il 17% della Cina.

Tutto ciò dovrebbe sollevare interrogativi e inquietudini in Europa, perché il linguaggio di questi due nuovi attori non contengono i valori di sviluppo sostenibile, di rispetto dei diritti e della democrazia. 

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