Il mediatore europeo presenta il proprio rapporto relativo al 2018

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Nel 2018 il mediatore europeo ha ricevuto 880 denunce che rientravano nel proprio mandato, in crescita rispetto alle 751 del 2017

Il mediatore europeo ha recentemente presentato il proprio rapporto riguardante le attività svolte nel 2018. L’irlandese Emily O’Reilly, che ricopre tale incarico dal 2013, ha affermato che il «2018 è stato un anno impegnativo e di successo. Dal momento che guardiamo verso il 2019 con le sue importanti elezioni europei e i dibattiti in corso sul futuro della democrazia nell’era digitale, l’obbligo delle istituzioni UE di mantenere i più alti standard etici e di responsabilità è più forte che mai».

Le missioni fondamentali del mediatore europeo sono due: assicurare che l’amministrazione dell’Unione Europea persegua l’interesse pubblico e aiutare coloro i quali si trovano a dover affrontare problemi con le istituzioni europee. Il lavoro del mediatore si basa ampiamente su denunce provenienti da singoli individui, dagli accademici, dalle imprese e da altre organizzazioni.

Al fine di lavorare sempre più a fianco dei cittadini e delle cittadine, nel 2018 è stato creato un nuovo sito Internet del mediatore europeo, che include un’interfaccia più semplice e che permette di ricevere assistenza in tutte le 24 lingue ufficiali dell’UE. Un’altra iniziativa è stata la procedura “Fast-Track”, prevista per le denunce riguardanti l’accesso pubblico ai documenti delle istituzioni europee: è ora possibile ricevere una decisione in un tempo più ragionevole, di circa 40 giorni.

Nel complesso, poco meno di 18.000 persone sono state assistite dal mediatore europeo nel corso del 2018: 14.596 hanno ricevuto aiuto tramite la guida interattiva presente sul sito Internet, 2.180 hanno presentato una denuncia e 1.220 hanno inviato una richiesta di informazioni.

Gli Stati membri da cui sono arrivate più denunce sono la Spagna (393), il Regno Unito (186), la Germania (186), la Polonia (179), il Belgio (174), la Francia (132) e l’Italia (116); quelli che ne hanno presentate di meno sono, invece, l’Estonia (6), la Lettonia (6), Malta (8), Cipro (11), la Danimarca (16), la Lituania (17) e la Slovacchia (20). Va poi evidenziato come 122 denunce siano provenute da altri paesi e 14 da Stati non meglio precisati.

Delle 2.180 denunce arrivate, 1.300 non avevano nulla a che fare con il lavoro di un’istituzione o di un organo dell’UE, un numero inferiore a quello del 2017 (1.430) e del 2014 (1.427), ma comunque più alto di quello del 2015 (1.239) e del 2016 (1.169). La maggioranza di queste riguardava la protezione dei consumatori, la sicurezza sociale e la salute, la tassazione o le domande per ottenere un visto. I cittadini e le cittadine si sono spesso rivolti al mediatore in quanto convinti che questa figura rappresenti un organo di appello nell’ambito della giurisdizione nazionale relativa ai difensori civici regionali o nazionali.

In questi casi, tutti coloro i quali avevano inviato una lamentela al mediatore europeo hanno ricevuto una risposta nella loro lingua nazionale nella quale si spiegava il mandato del mediatore e veniva suggerito, se possibile, a quale altro organo potersi rivolgere.

Nel complesso, nel 2018 il mediatore europeo ha, quindi, ricevuto 880 denunce che rientravano nel proprio mandato, in netta crescita rispetto alle 751 del 2017 e alle 711 del 2016.

Le inchieste aperte sono state 490, 482 delle quali in seguito a una denuncia: questo numero rappresenta un nuovo massimo nella storia del mediatore europeo, in crescita rispetto alle 447 del 2017 e alle 245 del 2016. Le inchieste chiuse sono state, invece, 545, 534 delle quali nate da una denuncia: anche in questo caso, tale dato è in forte aumento rispetto agli scorsi anni, in quanto erano state 363 nel 2017, 291 nel 2016 e 277 nel 2015. Nel caso delle inchieste chiuse nel 2018, nel 46,6% dei casi non sono stati evidenziati elementi di malamministrazione, mentre nel 40,6% è stata trovata una soluzione dall’istituzione coinvolta.

Nel 42% dei casi, le inchieste si sono concluse nell’arco di un periodo compreso tra i 3 e i 12 mesi, con un tempo medio di circa 8,5 mesi; i casi chiusi in meno di 3 mesi sono stati il 32%, mentre quelli risolti in più di 18 mesi il 13%.

Le inchieste condotte dal mediatore europeo sono state principalmente rivolte nei confronti della Commissione europea (285), delle agenzie dell’Unione Europea (43), del Parlamento europeo (30), del Servizio europeo per l’azione esterna (23), dell’Ufficio europeo per la selezione del personale (23), della Banca europea per gli investimenti (16) e dell’Ufficio europeo anti-frode (14).

Per approfondire: il rapporto del mediatore europeo

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