Parigi, Europa

Anche per Parigi, dopo la strage della settimana scorsa, c’è un tempo per le emozioni e la solidarietà, con la speranza che arrivi presto anche quello dell’analisi e della lucidità, necessarie perché prenda rapidamente forma una strategia condivisa per affrontare un passaggio molto difficile per la storia della nostra Europa.

Di nuovo sangue a Parigi

Venerdì 13 novembre, Parigi è stata di nuovo colpita dalla cieca ferocia del terrorismo. Ad oggi 129 le vittime, 300 i feriti di cui un centinaio gravi, sette i punti d’attacco con armi e kamikaze che si sono fatti esplodere per provocare la strage. Certo non ci sono parole adatte per esprimere, sul filo di una forte emozione, l’orrore per quello che è successo né esistono parole per spiegare razionalmente le motivazioni che hanno spinto gli autori a compiere una tale carneficina. La maggior parte dei quotidiani di molti Paesi, non solo europei, non hanno esitato a scrivere nei loro titoli la parola “guerra” a lettere cubitali

Sinai, nuova frontiera del terrorismo?

È in quella penisola semi desertica, carica di storia antica e moderna situata all’Est dell’Egitto e schiacciata fra il Canale di Suez ad Ovest e Israele e la Striscia di Gaza ad Est, che il 31 ottobre scorso un aereo russo è precipitato con più di 200 persone a bordo. L’ipotesi che si fa sempre più strada ma che stenta comprensibilmente a confermarsi è quella di un attentato terroristico e dell’esplosione di una bomba a bordo ad opera dei militanti islamici della “Provincia del Sinai”, affiliati ai jihadisti dello Stato islamico.

Aung San Suu Kyi ha vinto le elezioni in Birmania

Dopo anni di dittatura militare, la Birmania ha tenuto ieri le sue prime elezioni libere da 25 anni a questa parte. Ha vinto con circa il 70% dei voti la Lega nazionale per la democrazia, il Partito di Aung San Suu Kyi. I militari, per ora, hanno ammesso la loro sconfitta elettorale, anche se la storia del Paese e dei suoi cittadini invita ancora alla prudenza.

UE e USA: disaccordi su un accordo di libero scambio

Che ci tocchi vivere nell’era della globalizzazione non è una novità e nemmeno una disavventura. Ormai solo pochi nostalgici del “buon tempo andato” non si rassegnano a considerare questo nostro mondo la casa comune dove organizzare tutti insieme la nostra vita e quella delle generazioni future.

Turchia: il voto dell’inquietudine

C'era grande attesa per i risultati delle elezioni del 1° novembre scorso, e non solo in Turchia. Richiamati alle urne dopo solo cinque mesi, i cittadini turchi che si erano in un primo momento espressi in modo tale da ridurre il peso della maggioranza assoluta di cui godeva il partito del Presidente Erdogan, l’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo, di orientamento islamico-conservatore) sono tornati sui loro passi, riconfermando una fiducia ininterrotta dal 2002.

Clima teso alla vigilia del vertice ONU di Parigi

Sono proseguiti nel corso del mese di ottobre due importanti negoziati mondiali, il cui esito peserà e non poco sulla nostra vita futura: quello per il contrasto al surriscaldamento climatico e quello per la creazione di uno spazio commerciale comune tra Unione Europea e Stati Uniti.

E anche da Est niente di nuovo (e di buono per l’UE)

Non sono una sorpresa i risultati elettorali in Polonia di domenica scorsa. Li aveva già chiaramente preannunciati, in primavera, l’esito del voto per la Presidenza della Repubblica e preparati il crescente malessere polacco nella vicenda dei flussi migratori, tradottosi in derive xenofobe e in forti tensioni con Bruxelles, diventata bersaglio per responsabilità non sue.

L’impossibile pace israelo-palestinese

ra il 30 settembre scorso quando, alla sede delle Nazioni Unite a New York, è stata innalzata per la prima volta la bandiera palestinese. La Palestina era entrata all’ONU in quanto membro osservatore nel 2012 e, all’inizio del 2015, alla Corte Internazionale dei diritti dell’uomo.

Turchia e Medio Oriente

Le recenti turbolenze politiche della Turchia, la serie di attentati che hanno fatto più di un centinaio di vittime, l’ambigua e tardiva partecipazione alla lotta contro il sedicente Stato islamico hanno riportato sotto i riflettori dell’attualità tutti gli interrogativi sul ruolo che tale Paese sta avendo nel contesto del Medio Oriente.

Consiglio europeo d’autunno: chi l’ha visto?

Non capita spesso che un Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo, come quello tenutosi a Bruxelles a metà ottobre, lasci così poche tracce nei commenti della stampa, figuriamoci nella mente dei cittadini europei.

L’Italia per il rilancio dell’Unione Europea

È della settimana scorsa la notizia che il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha inviato una lettera ai suoi colleghi di Germania, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo per invitarli a Roma e cercare insieme le condizioni per un rilancio dell’Unione Europea. Come spesso accade in politica, i tempi scelti per questo genere di iniziative non sono casuali: da una parte fanno eco a eventi analoghi del passato e cercano di tenere conto di opportunità e rischi del presente.

Fuochi incrociati sul Medio Oriente

Con gli attacchi aerei russi in Siria, iniziati una settimana fa, gli scenari politici stanno rapidamente e pericolosamente cambiando, mettendo in ulteriore evidenza quanto il Medio Oriente sia ormai diventato un teatro di guerra dai molteplici e intricati interessi a livello regionale e internazionale.

Un’Europa senza politica estera?

Con tutto quello che sta capitando nel mondo, in particolare nei dintorni dell’Europa, viene spontaneo chiedersi: «Ma l’Unione Europea ha una politica estera e di sicurezza?». A voler essere sbrigativi la prima risposta che viene in mente è negativa, per i più ottimisti potrebbe essere: «Qualcosa c’è, ma non si vede».

L’aria che si respira in Europa

Sono passati oltre 25 secoli da quando uno dei primi filosofi greci, Anassimene, ci spiegò che l’aria era il principio di tutto: noi cominciamo a capirlo solo adesso, quando si annuncia che l’aria di oggi, inquinata e surriscaldata, potrebbe portarci alla fine del nostro pianeta, malmenato come non mai in questi ultimi due secoli, dopo il “miracolo” europeo della rivoluzione industriale.

Guerra e pace con Bachar al-Assad

Più di quattro anni di guerra, circa 250 mila vittime e 4 milioni di persone fuggite dal Paese sono i numeri impressionanti della guerra in Siria iniziata nel marzo 2011.

Passi avanti dell’UE sull’emergenza migranti

Non corre l’Unione Europea sull’emergenza migranti, ma qualche passo avanti lo sta facendo. L’ondata di disperati rovesciatasi sulle frontiere europee ha contribuito a disincagliare la barca dell’UE e a rimetterla in linea di navigazione, anche se ci vuole ben altro per affrontare le sfide epocali che l’aspettano nell’alto mare di questo mondo che cambia.

Tempo di elezioni nell’UE

È toccato ai greci aprire le danze delle consultazioni elettorali d'autunno. Domenica scorsa sono tornati ai seggi per la terza volta in appena otto mesi.

Le guerre in Siria

Sono più di quattro anni che la guerra siriana, nella sua costante e tragica evoluzione, contribuisce a sconvolgere gli equilibri geopolitici, geografici, economici e soprattutto umani del Medio Oriente.

La grande faglia dell’Europa

Sono trascorsi solo alcuni giorni fra il discorso sull’Unione, pronunciato da Jean-Claude Juncker davanti al Parlamento Europeo a Strasburgo, e la riunione dei ministri degli Interni tenutasi a Bruxelles lo scorso lunedì 14 settembre. Solo pochi giorni che hanno rimesso in evidenza la profonda spaccatura creatasi non solo fra gli Stati membri dell’Unione ma anche fra questi, la Commissione e il Parlamento europeo.

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