Auguri al futuro governo UE

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Se il buongiorno si vede dal mattino, allora buona fortuna Europa! verrebbe da dire a proposito di quanto accaduto all’alba di questa nuova legislatura europea, sorta non senza speranze con il voto del 26 maggio. 

Breve riepilogo dei fatti: dopo mesi di minacciati terremoti sovranisti nell’UE, il voto di maggio aveva chiarito che l’area politica di orientamento europeista poteva contare in Parlamento su circa 500 seggi su 750, un risultato frutto anche di un forte balzo della partecipazione al voto (quasi il 9% in più rispetto al 2014) e di una crescita del voto giovanile, passato nello stesso periodo dal 14% al 42%. Segnali che avevano acceso fondate speranze per un rilancio dell’UE con orientamenti innovativi e verso politiche più coraggiose.

A raffreddare le speranze ci hanno pensato subito i governi nazionali nella prolungata trattativa per il ricambio dei Vertici europei, in particolare con la candidatura alla presidenza del “governo” europeo, la Commissione di Bruxelles. Era apparso subito chiaro in tutta quella tortuosa procedura che la vita democratica nell’UE avrà bisogno, prima che sia tardi, di una manutenzione straordinaria perché alle prossime elezioni venga rispettato il voto dei cittadini e perché, fin da subito, si metta mano ad un rafforzamento effettivo del Parlamento, sola Istituzione UE dotata di una legittimità popolare diretta. Un obiettivo che dovrà perseguire con determinazione la nuova Assemblea a maggioranza “europeista”, ricomponendo le alleanze al suo interno e mostrando una forte capacità di iniziativa.

Nel suo discorso di investitura davanti al Parlamento europeo, la candidata alla presidenza della Commissione, Ursula von der Leyen (VLD), ha cercato di rassicurare sul futuro della democrazia parlamentare europea e sulle politiche UE, in particolare in materia di tutela dello Stato di diritto, di salvaguardia dell’ambiente, di sviluppo economico e innovazione, di politiche sociali, di pari opportunità e di diritti dei migranti.  Rassicurazioni che non hanno convinto del tutto la sua potenziale maggioranza e non hanno ottenuto, nonostante le aperture, il consenso dei Verdi, perdendo voti talvolta per discutibili calcoli nazionali, come nella sua Germania.

Il voto ha tradotto queste incertezze in un sostegno tiepido alla sua candidatura, approvata per soli 9 voti di differenza, grazie ai grillini e con l’ipoteca dei sovranisti polacchi e di altri, che hanno “sporcato” il sostegno contrastato degli “europeisti”: un viatico poco rassicurante per il futuro governo dell’UE che dovrà entro l’autunno veder definita la sua composizione con il consenso di un Parlamento molto frammentato non solo politicamente, con i sovranisti in quarantena e gli europeisti divisi, ma anche geograficamente, con i Paesi dell’est ad oggi lasciati ai margini delle responsabilità istituzionali.

La nuova legislatura che entrerà nel vivo in autunno vedrà un complesso intreccio di tensioni istituzionali e politiche. Istituzionali, per i rapporti bollenti del Parlamento umiliato col Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo e con entrambi divisi al proprio interno da faglie politiche e geografiche tra europeisti e sovranisti e tra Paesi dell’est e dell’ovest d’Europa.

Queste faglie rischiano di aggravarsi già in occasione della formazione del futuro collegio della Commissione europea, quando i governi nazionali torneranno alla carica nel tentativo di imporre le loro candidature a una Presidente che dovrà ripresentarsi, lei e i suoi candidati colleghi, davanti a un Parlamento che vorrà recuperare terreno e una maggioranza che veglierà scrupolosamente alla coerenza politica della nuova Presidente.

Dovrà seguire poi l’adozione di un programma di lavoro con capitoli molto sensibili, come quello ambientale, della sicurezza, delle migrazioni, del futuro quadro finanziario 2021-2027: tutto questo praticamente in contemporanea con le adozioni nazionali delle leggi di bilancio.

Il governo italiano, finora relativamente irrilevante nelle decisioni adottate (salvo nell’eliminazione di Frans Timmermans), si troverà in autunno a un crocevia difficile tra il suo precario posizionamento politico nel Parlamento europeo, l’esigenza di incassare un ruolo almeno dignitoso nella futura Commissione e la necessità di trovare una per nulla scontata flessibilità per i suoi disastrati conti pubblici, con la speranza che per allora si siano chiarite le gravi ambiguità che pesano sulla sua collocazione internazionale dopo la deriva filo-russa della Lega. 

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