Unione Europea: ignoranza senza frontiere

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Se fosse ancora tra noi l’abate Genovesi, filosofo illuminista del à¢à¢â€š¬à‹Å“700, tornerebbe ad interrogarsi «se l’ignoranza sia fonte di felicità  ». Perchà© se così fosse, la felicità   dovrebbe dilagare tra molti nostri politici – donne ed uomini – e non solo italiani. Sono in corso le audizioni dinanzi al Parlamento Europeo dei membri designati per la nuova Commissione Europea che parteciperà   al governo dell’UE per i prossimi cinque anni. Si tratta di un esame nemmeno tanto severo, probabilmente anche meno impegnativo di quello a cui sono sottoposti i nostri ragazzi quando si presentano a certi concorsi pubblici. La procedura europea prevede che i possibili futuri commissari, designati dai rispettivi governi nazionali, si presentino dinanzi alle commissioni parlamentari competenti e rispondano alle domande dei nostri rappresentanti eletti al Parlamento Europeo in merito alle competenze che sono chiamati ad esercitare.
Uno spettro di temi nemmeno tanto esteso, mediamente più circoscritto di quello che debbono affrontare i candidati di quella «euroburocrazia» chiamata ad assistere quotidianamente proprio quei politici che poi, con molta disinvoltura, la rendono responsabile del «deficit democratico» delle Istituzioni europee.
A sentire quanto sta accadendo in questi giorni al Parlamento ai politici nazionali spediti a Bruxelles viene da sperare che proprio quella «euroburocrazia» li possa soccorrere, aiutandoli a temperare la loro ignoranza e, nei limiti del possibile, a fare al meglio il mestiere per il quale sono pagati.
Sembrano incredibili le risposte date da questi nostri politici europei a domande non proprio impossibili. Come nel caso della candidata bulgara, ex ministro degli Esteri nel suo Paese, che ha collocato disinvoltamente la caucasica Georgia nel Medio Oriente o, peggio, della futura ministra degli Esteri dell’UE – l’inglese Ashton recentemente preferita a D’Alema – che interrogata sulla presenza dell’UE nel Consiglio di sicurezza dell’ONU ha candidamente confessato che non si era mai posta il problema. Non se la sono cavata molto meglio i candidati olandese, finlandese e lituano, rimandati ad un prossimo esame di riparazione.
Adesso a Bruxelles in molti aspettano, tra il divertito e il preoccupato, il passaggio degli altri candidati, in particolare di quello slovacco segnalatosi per dichiarazioni contro i rom, e di quello italiano, Antonio Tajani, facilitato dall’essere al suo secondo mandato ma tenuto d’occhio da molti per la designazione ottenuta dal nostro discreditato governo. A più d’uno viene in mente la sorte toccata cinque anni fa a Rocco Buttiglione, rispedito a casa, non per incompetenza ma per scarsa correttezza politica.
Ma se Bruxelles piange su questa ignoranza senza frontiere, in Italia e dalle nostre parti non c’è molto da ridere. Per limitarci alle competenze europee di molti politici nostrani, la lista delle «perle» sarebbe lunga. Si potrebbe cominciare da quelli che confondono la Corte europea dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa di Strasburgo – tanto per intenderci quella della discutibile sentenza sul «crocifisso», chiassosamente cavalcata da politici lontani mille miglia dalla sensibilità   cristiana – con la Corte di Giustizia UE che con quella sentenza nulla aveva a che vedere. E poi continuare con quelli che, o per ignoranza o per incapacità   ad assumersi le loro responsabilità  , imputano a Bruxelles decisioni ritenute avverse all’Italia quando nonostante siano state adottate con il consenso del nostro governo, visto che a Bruxelles sono i governi nazionali a decidere. O ancora quelli che si lamentano, non senza fondamento, che l’UE ha lasciato troppo sola l’Italia sotto la pressione dei flussi migratori ma dimenticano di dire – o non sanno – che gli Stati nazionali persistono a non trasferire responsabilità   in merito alle politiche migratorie alle autorità   europee, salvo poi accusarle di non intervenire.
E ancora si potrebbe continuare con quelli che dicono di volere l’Europa, ma quella delle nazioni proprio mentre lavorano a demolire l’unità   delle propria nazione o quelli che, non senza qualche tracotanza, predicano l’identità   europea come se l’Europa di identità   non ne avesse fortunatamente molte e altre ne svilupperà  .
Ma qui si fa incerto il confine tra l’ignoranza e la manipolazione di un’opinione pubblica poco informata e che nulla si fa per informare sulla nostra comune avventura europea. Così come forse non è casuale la scarsa competenza di chi spediamo a rappresentarci a Bruxelles, convinti che sull’Europa non è il caso di investire, anche per evitare che l’UE disturbi troppo i disinvolti manovratori delle politiche nazionali. E così si puಠcontinuare ad additare l’UE come la fonte dei nostri mali e presentarsi agli elettori come vittime innocenti e volenterosi riformatori quando invece si è responsabili di una deriva che sta portando l’Italia fuori dall’Europa e dal mondo.
Sono questi i frutti avvelenati di ignoranza e piccola furbizia: c’è da sperare che le giovani generazioni se ne avvedano prima che sia troppo tardi e che venga loro rubato il futuro.

1 COMMENTO

  1. Per quanto riguarda la Ashton, mi risulta che durante la sua audizione, richiesta di un parere sulla collaborazione strutturata nel campo della difesa, ha dichiarato che “non le sembra opportuna”. Se è vero che la Commissione deve essere la “guardiana dei trattati” e poiché la collaborazione strutturata è prevista dal trattato di Lisbona, appare grave che la Vice Presidente più importante della Commissione affermi di non ritenere opportuna l’attuazione di un importante articolo del trattato !

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