Rispetto dei diritti umani nell’Unione europea

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Nella sua seduta plenaria del 1° marzo, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea nel 2016.

Tre i temi principali intorno ai quali il Parlamento europeo esprime giudizio e  preoccupazione: stato di diritto, migrazione e integrazione e discriminazione, precisando che la situazione rimane inviariata dal 2016 ad oggi.
Senza mai citare il nome degli Stati membri più coinvolti, per quanto riguarda lo stato di diritto, il Parlamento ha in particolare condannato con fermezza le crescenti restrizioni alla libertà di riunione, in alcuni casi con risposte violente da parte delle autorità nei confronti dei dimostranti; ha ricordato che la corruzione mina lo Stato di diritto, la democrazia , i diritti umani e la parità di trattamento di tutti i cittadini e rappresenta una minaccia per un sistema giudiziario giusto e socialmente equo; ha invitato gli Stati membri ad agevolare la rapida istituzione della Procura europea.

Per quanto riguarda la migrazione e l’integrazione, il Parlamento esprime preoccupazione per il fatto che diversi Stati membri hanno inasprito il loro approccio politico in materia e che non si conformano pienamente ai loro obblighi in relazione a tali ambiti; è preoccupato per le ampie divergenze riguardanti le condizioni di accoglienza offerte da alcuni Stati membri e per il fatto che non provvedono a garantire un trattamento adeguato e dignitoso dei richiedenti protezione internazionale; esprime preoccupazione per l’allarmante aumento delle manifestazioni di istigazione e incitamento all’odio e delle notizie false; condanna gli episodi relativi ai reati generati dall’odio e all’incitamento all’odio fondati sul razzismo, la xenofobia, l’intolleranza religiosa o i pregiudizi nei confronti delle persone per le loro disabilità, l’orientamento sessuale o l’identità di genere, che si verificano quotidianamente nell’UE.

Infine, il Parlamento ha espresso determinata condanna per il propagarsi, in molti Stati membri di atteggiamenti discriminatori basati su pregiudizi nei confronti del sesso, della razza, del colore della pelle, dell’origine etnica o sociale, della religione o del credo, delle opinioni politiche, dell’appartenenza ad una minoranza nazionale, della disabilità o dell’orientamento sessuale di una persona. Al riguardo ricorda l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Per approfondire: il comunicato, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea

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