Ricordando Rinaldo Bontempi coerente e tenace costruttore d’Europa

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Ricorre oggi il decimo anniversario della scomparsa di Rinaldo Bontempi , per molti di noi, promotori di cittadinanza europea, un compagno di strada, un esempio da seguire, una persona capace di valorizzare talenti, attivare energie e di avvicinare all’Europa.
Ha avvicinato all’Europa molti ragazzi, Rinaldo e in Europa si è speso per il suo territorio, la sa città, le sue montagne.
Quando Apice mosse i suoi primi passi lui e il “suo” “Centro di iniziativa europea” ci furono accanto e insieme percorremmo un pezzo di strada certamente troppo breve.
Oggi vogliamo ricordarlo ripubblicando le parole che a lui dedicò il nostro presidente Franco Chittolina nel giorno in cui la sua città lo salutava commossa.
Stupiscono queste parole per la loro attualità. Rileggerle oggi e ricordarle domani è un modo per tenere vivo il nostro impegno, il suo ricordo e quella passione comune che ci ha visto lavorare insieme.

Siamo stati a lungo compagni di viaggio e di lavoro, ognuno con le proprie idee e attività. In comune, insieme con l’amicizia, una passione: l’Europa. Abbiamo condiviso per questo lotte politiche e iniziative di terreno, qualche volta un po’ da soli con i partiti disattenti ai progetti di lungo periodo come la costruzione europea e le Istituzioni lente, ohimè troppo lente, nel capire che non ha senso fare del piccolo cabotaggio sotto costa quando l’orizzonte cui riferirsi è l’Europa e al di là di essa, il mondo.
Rinaldo Bontempi questo lo aveva capito presto, magari troppo presto rispetto al mondo politico in cui credeva e in cui ha lavorato fino all’ultimo con lealtà, anche se con sofferenza crescente. Aveva capito subito quanto fosse importante l’impegno nelle Istituzioni locali ma anche quanto fosse inadeguato rinchiudersi in confini così limitati.
Dev’essere stata grande in quel momento la tentazione di abbandonarle al proprio angusto destino e decidere di prendere il largo, verso spazi più ampi e più a misura dei problemi da affrontare. E il rischio di andarsene dovette essere tanto più forte scegliendo l’impegno politico in Europa piuttosto che nello spazio nazionale. Erano gli anni in cui chi andava al Parlamento europeo si assentava dalla lotta politica, veniva dimenticato dai suoi e diventava inutile per il suo territorio di appartenenza.
Fu allora che Rinaldo stupì tutti: Strasburgo e Bruxelles furono tutto meno che una «sinecura» di rendita e diventarono i luoghi propulsivi per dare dimensione europea all’asfittico dibattito nazionale e per saldare lo sviluppo del territorio alle politiche e alle risorse dell’Unione europea.
Per farlo si inventò uno strumento efficace, quel Centro di iniziativa per l’Europa che animò fino all’ultimo.
Chi l’ha conosciuto sa bene quanto a Bruxelles si sia speso per il «suo» Piemonte, le montagne che amava, la città di Torino dove lo aspettavano Ornella, Costanza, Enrico e tutte le persone che gli hanno voluto bene, di ritorno dalle sue molte missioni.
E al suo Piemonte ritornò per garantire una dimensione sociale all’evento delle Olimpiadi invernali (del 2006 n.d.r.) .
Solo i malanni di salute gli impedirono di realizzare parte dei sogni che aveva, abbondanti, nel cassetto.
E tuttavia non si arrese e tornò a stupire con un’ultima invenzione: «Paralleli», un Istituto Euromediterraneo del nord-ovest, in una regione che al mare non ci arriva. Ma c’è arrivato Rinaldo che con la geografia sapeva anche giocare e che di confini proprio non voleva sentire parlare. Soprattutto non in questa stagione di inquietanti conflitti di culture. E fu così che APICE lo affiancò in questa avventura, come lo aveva fatto fin dall’inizio nella promozione della cittadinanza europea.
Un’avventura che continueremo insieme con Rinaldo in una passione che ci ha da sempre accomunati, quella dell’Europa e di un futuro senza confini.

Franco Chittolina, presidente APICE
14.08.2007

 

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