Putin e il futuro della Russia

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Il 1° marzo, a due settimane dalle elezioni presidenziali, il Presidente Vladimir Putin ha tenuto, davanti alla Duma, l’annuale discorso sullo stato della Federazione russa. E’ stato un lungo e documentato discorso che si è trasformato in un vigoroso messaggio di visioni e promesse per un ultimo mandato elettorale di uno zar sicuro di rimanere al suo posto fino al 2024.
E’ stato tuttavia un discorso in cui, in modo quasi ossessivo, il Presidente Putin ha messo la capacità militare e di difesa del suo Paese in primissimo piano, presentando, con freddi messaggi rivolti all’Occidente e in particolare agli Stati Uniti, le sue nuove armi balistiche nucleari di ultima tecnologia. Armi nuovissime, ha precisato Putin presentando l’ultimo missile che, stando alle sue parole, ha una gittata illimitata e non potrà essere fermato dagli scudi americani installati in Europa o in Asia.
E’ una risposta, ormai attesa da tempo, ai difficili e nuovi rapporti che si sono instaurati fra Est e Ovest dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la fine della guerra fredda, a quell’avanzare sempre più deciso della NATO verso le frontiere della Federazione russa e, soprattutto al dispiegamento di scudi anti-missili americani, in particolare in Polonia e in Romania. A questa situazione, vissuta dalla Russia come una costante minaccia alla sua sicurezza, ma anche con un umiliante sentimento di debolezza, il Presidente Putin risponde con una dimostrazione di forza, ribadendo che ora più che mai la Russia è tornata ad essere una potenza militare forte, capace di rispondere a qualsiasi tentativo di aggressione nucleare.
Ma è stato anche un discorso in cui le ragioni della difesa nucleare hanno lasciato tuttavia aperte le porte per un dialogo con l’Occidente, identificato da Putin come lo strumento principale per nuovi rapporti e soprattutto per la definizione e l’elaborazione di un futuro sistema di sicurezza internazionale.
Russia forte, pronta a negoziare e dialogare con l’Occidente, a tessere relazioni strategiche con India e Cina, a diventare protagonista indiscutibile sulla scena internazionale ma anche Russia più forte economicamente e socialmente. Putin, in questo suo ultimo discorso più sul futuro che sullo stato della Federazione, non ha tralasciato di delineare l’obiettivo di portare il suo Paese, nei prossimi sei anni, a diventare una delle prime cinque economie del mondo. Le previsioni confermano la ripresa economica in corso della Russia e Putin, per i suoi ultimi anni al timone del Paese, ha bisogno di stabilità e di riconferma del potere.
Il suo discorso ha tuttavia solo sfiorato un altro aspetto importante del futuro del Paese, e cioé la lotta alla disoccupazione e alla povertà. Qualche minuto per ricordare promesse già formulate in precedenti promesse elettorali e che stentano tuttavia a raggiungere gli obiettivi fissati. Rimangono in stato di povertà circa 20 milioni di persone, una cifra che il “futuro Presidente” si è impegnato a ridurre sensibilmente, insieme ad un aumento del livello di vita e di benessere.
Questo il quadro delineato da Putin del futuro prossimo della Russia. Significative anche le pochissime parole spese per quanto riguarda l’Ucraina, dove è in corso da quattro anni una guerra ormai dimenticata che ha causato, secondo gli ultimi dati dell’ONU, più di diecimila morti. E pochissime parole anche sulla Siria dove il ruolo della Russia accanto a Bachar al Assad è sotto gli occhi di tutti.
Un discorso sul futuro di una Russia che l’Unione Europea non può fare a meno di prendere in considerazione per il suo stesso futuro.

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