Macron Presidente della Francia fa sperare l’UE

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Per l’Unione Europea non è ancora una vittoria, ma un altro confortante segnale di scampato pericolo.

Molti speravano potesse andare meglio per la Francia e per l’Unione Europea, come nelle elezioni presidenziali del 2002. Ma poteva anche andare peggio in questi tempi di nazional-populismo, nei quali troppi votano con la pancia o anche solo per protestare o “dare una lezione”.

Nel risultato delle elezioni presidenziali francese, il 7 maggio scorso, c’è un pó di tutto questo e molto altro ancora, come ci racconteranno nei prossimi giorni analisti e commentatori.

Il 66% dei voti ottenuti da Emmanuel Macron dicono di una vittoria netta del giovane ex-ministro senza un partito consolidato alle spalle, ma non sono ancora un argine abbastanza alto per considerare al sicuro Francia ed Europa, il loro futuro e la loro rigenerazione democratica.

Con il 34% dei voti Marine Le Pen ha quasi raddoppiato il risultato del padre nel 2002: la figlia di tanto padre – negazionista e xenofobo – è riuscita ad avvalersi del sostegno, oltre dei suoi tradizionali seguaci, anche di una parte della destra repubblicana e della sinistra radicale, insieme con l’ampio contributo di molti tra quanti che hanno scelto l’astensione o la scheda bianca,

Sono stati in molti a tirare un sospiro di sollievo insieme alla maggioranza degli elettori francesi. Rapida e sospetta la reazione dei “mercati”, comprensibile e ragionata la reazione di Bruxelles, come anche delle principali capitali europee, da Berlino a Roma e a Madrid. Ognuno con argomenti condivisi e altri propri a ciascun governo nazionale. Questo a riprova che si trattava sì di un voto “locale”, ma con una forte valenza sovranazionale europea, se non anche globale.

Ci si chiedera’ adesso chi, al di là dei due contendenti, abbia vinto e chi abbia perso. In Francia hanno vinto la democrazia e i valori ereditati dalla Rivoluzione del 1789. Resta ancora da vedere quanto i risultati delle elezioni legislative di giugno potranno aiutare il nuovo Presidente a tradurre concretamente le opzioni ancora vaghe annunciate in campagna elettorale, politicamente ancorate al centro con qualche incerta apertura a sinistra.

Per l’Unione Europea non è ancora una vittoria, ma un altro confortante segnale di scampato pericolo, come nel caso delle recenti elezioni in Austria e in Olanda. Per diventare una vittoria bisognerà che tali segnali si traducano in una svolta verso un nuovo progetto politico europeo con i Paesi che ne avvertono la necessità e l’urgenza, senza troppo stare ad aspettare chi frena a ogni occasione.

La vittoria di Macron è sicuramente una buona notizia per il governo tedesco che deve arginare i “lepenisti” casalinghi (l’estrema destra di “Alternativa per la Germania”) nel voto a settembre e spera di ritrovare nella Francia un alleato per il rilancio dell’UE, mito della sovranità francese permettendo. Dalla Cancelleria a Berlino si fa filtrare la voce che Angela Merkel potrebbe già lanciare un’iniziativa in tal senso anche prima delle elezioni, magari per bruciare sul tempo in suo avversario “europeista”, Martin Schulz: un calcolo tutto nazionale con possibili effetti sovranazionali.

Di Madrid in questo gioco dei “quattro cantoni” si parla poco, ma é interessante il suo attuale quadro politico e il suo possibile ruolo in un inedito triangolo mediterraneo con Francia e Italia in una UE senza il Regno Unito.

E l’Italia infine, non più lontana da un importante appuntamento elettorale, dove c’è chi spera in un effetto Macron in vista di un centro sinistra, con molto centro. Francia e Italia sono due paesi vicini ma anche politicamente diversi. Diverso l’impianto istituzionale: in Francia una repubblica presidenziale, quasi una monarchia, da noi una repubblica parlamentare, con un parlamento preso in tenaglia tra esecutivi precari e magistrati a tratti invasivi; di là dalle Alpi un sistema politico che si lascia alle spalle la discriminante destra e sinistra tradizionale, quest’ultima messa sotto pressione da una sinistra radicale all’assalto della Bastiglia; da noi partiti e movimenti che sopravvivono a se stessi grazie a leader e capipopolo con poca visione europea.

Nel gioco dei “quattro cantoni” in Europa Parigi, Berlino, Madrid e Roma potrebbero accordarsi su un progetto comune di rilancio dell’UE, cercando di coinvolgere un massimo di Paesi dell’eurozona. Se questo fosse, a termine, l’effetto congiunto delle elezioni francesi, tedesche e italiane, allora a vincere sarebbe anche l’Europa.

 

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