Lotta alla radicalizzazione giovanile: il parere di iniziativa del CESE

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“Scommettere su strategie a lungo termine che coinvolgano la società civile”

“Le iniziative poste in essere a livello europeo e nazionale per prevenire la radicalizzazione dei giovani sono valide, ma non bastano: bisogna fare di più”: queste, in estrema sintesi, le premesse del parere d’iniziativa SOC/565 del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), significativamente intitolato “Cooperare con la società civile per impedire la radicalizzazione dei giovani”.

Dalle parole del relatore, Christian Moos, emerge innanzitutto un plauso all’operato della Commissione, alla quale si riconosce il merito di aver adottato un approccio globale al problema in ottica preventiva e aver dotato gli Stati di uno strumento efficace per il coordinamento e lo scambio di buone pratiche: la Radicalisation Awareness Network (RAN).

Tuttavia, si legge, le misure messe in campo dall’Ue e dagli Stati membri, sui quali grava in via principale la responsabilità della propria sicurezza interna, non appaiono ancora sufficienti, essendo ancorate ad una visione emergenzialistica e a breve termine, nonché focalizzata in maniera quasi esclusiva sul radicalismo di matrice islamica.

Secondo il CESE, è indispensabile concentrare gli sforzi sull’inclusione sociale, perseguendo una strategia a lungo termine e ad ampio spettro che affianchi ai decisori politici e agli organi di pubblica sicurezza i rappresentanti della società civile organizzata, gli operatori sociali, i sindacati e il mondo dell’impresa, garantendo risorse adeguate al settore dell’istruzione e ai programmi socioeducativi.

Per approfondire: il comunicato del CESE

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