L’orrore siriano e gli avvertimenti di Trump

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Sebbene ormai abituata, purtroppo, alla guerra senza fine che si consuma da più di sei anni in Siria, la comunità internazionale si è svegliata sotto choc dopo il bombardamento chimico sulla città di Khan Shaykhun, nella provincia di Idlib, che ha causato la morte di più di settanta persone, la maggior parte delle quali civili e bambini. Scene insostenibili di orrore e di cinismo politico che, forse, questa volta, fanno veramente pensare che siano state superate quelle famose linee rosse oltre le quali non è più possibile, né accettabile, andare.
Un simile e sciagurato intervento militare, imputato all’esercito di Bachar el Assad ha infatti, inaspettatamente, fatto scattare una reazione da parte degli Stati Uniti, i quali hanno bombardato con decine di missili una base aerea siriana vicino ad Homs. Una reazione che solleva vari interrogativi sulla decisione presa da Trump al riguardo, e che rimescola non poco le carte giocate finora sullo scacchiere mediorientale e internazionale dagli attori coinvolti nella guerra.
In primo luogo il bombardamento americano vuole dimostrare un cambiamento di rotta politica, vero o presunto che sia, da parte del Presidente Trump nei confronti di Bachar al Assad, della guerra in Siria e della politica estera in generale. Trump infatti non ha mai smesso di dichiarare di mettere l’America al primo posto delle sue priorità, portando l’isolazionismo statunitense al centro della sua agenda politica. Contrariamente a questa linea, Trump ha invece risposto con estrema rapidità, forse sull’onda dell’emozione, ma dimostrando tuttavia di essere in grado di andare fino in fondo alla decisione presa e alla parola data. Una mossa carica di imprevedibili risvolti, che non nasconde tuttavia anche un riferimento alle evidenti difficoltà che incontra in politica interna.
Sarà quindi interessante capire nel prossimo futuro se si tratta effettivamente di un cambio di strategia o se si tratta di un episodio senza seguito. Sta di fatto che l’intervento americano potrebbe annullare o mettere in crisi quel riavvicinamento promesso da Trump in campagna elettorale con la Russia, principale attore oggi nella guerra in Siria a fianco di Bachar al Assad e senza la quale non sarà mai possibile iniziare un processo di transizione politica e tanto meno immaginare, come vorrebbe la coalizione occidentale, la destituzione di Assad. Il quesito è quello dunque di capire in che modo questo intervento americano ridefinirà le relazioni con la Russia, la quale, se da una parte guarda con interesse a nuovi rapporti con gli Stati Uniti, dall’altra è anche cosciente della responsabilità di Assad nell’aver provocato l’intervento militare di Trump. Per ora, le due potenze si affrontano diplomaticamente e verbalmente in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Si è venuta tuttavia a creare una situazione militarmente pericolosa, che rivela quanto il bombardamento americano, anche se oggi non determinante sul corso del conflitto siriano, possa essere carico di possibili cambiamenti strategici a livello regionale e internazionale.
Un altro aspetto importante di questo gesto forte di Trump riguarda il messaggio lanciato dagli Stati Uniti all’Iran. Considerato da Trump come la minaccia più importante alla sicurezza, l’Iran è forse, ancor più della Russia, il Paese che maggiormente sostiene Bachar al Assad. Una tale messa in guardia conferma le accuse costantemente formulate da Trump nei confronti di Teheran e volte a scardinare quel difficile accordo sul nucleare, ritenuto storico e garante di pace, raggiunto nel 2015.
Ed infine, l’intervento di Trump ha momentaneamente messo fra parentesi malumori e critiche dell’Europa nei confronti della politica isolazionista del Presidente. Seppur con toni e sfumature diverse, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Unione Europea e NATO hanno infatti approvato il raid americano, concordi nel condannare l’uso delle armi chimiche e nella necessità di un’adeguata risposta.
Nel frattempo la guerra continua, con il suo carico giornaliero di morte, di feriti, di sfollati, di rifugiati. E forse, in quel teatro di guerra siriana diventato crocevia di tutte le guerre, si è ulteriormente allontanata la speranza di una soluzione politica al conflitto. Solo nel prossimo futuro sapremo quale sarà la nuova politica di Trump al riguardo e se abbandonerà quella prospettiva politica isolazionista che ha contribuito a farlo diventare Presidente degli Stati Uniti.

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