Lettera a Emmanuel Macron che spera nell’Europa

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Monsieur le President,

Non si stupisca se mi rivolgo a Lei col rispetto dovuto al sovrano di Francia e per il largo consenso che Le hanno tributato la scorsa primavera i suoi elettori, almeno quelli che si sono recati alle urne. Gli altri, particolarmente numerosi, che se ne sono rimasti a casa ne avranno certamente approfittato per meditare sui limiti di queste nostre stanche democrazie rappresentative in Europa. Un pensiero che l’avrà certamente interrogata, vista la sua storia nel Partito socialista e nel governo della Repubblica e la sua formazione nutrita di saggezza filosofica.
Molti in Europa hanno brindato per la Sua vittoria, in particolare in Italia, un Paese ancora prigioniero di quei partiti dei quali Lei è riuscito a liberarsi, nella speranza che qualcosa di nuovo avanzi un giorno anche nella politica italiana.
Noi siamo tra quelli che, più miratamente, hanno apprezzato il coraggio, se non addirittura l’audacia, con cui ha posto al centro della competizione elettorale il legame vero tra il futuro del suo Paese e quello dell’Unione Europea. Forse in questo si è ispirato al nostro comune Maestro, Paul Ricoeur, che della verità diceva essere solo oggetto di “speranza” e questa convinzione Lei l’ha trasferita prudentemente sulla costruzione dell’Europa.
Sull’argomento Lei ha pronunciato parole molto impegnative come si conviene a un Presidente e a un uomo politico che non nasconde le ambizioni che nutre per sé, per il Suo Paese e per l’Europa. Tralasciamo le Sue legittime ambizioni, proporzionate anche alla Sua giovane età e al tempo che ha davanti per tentare di realizzarle. Sono sacrosanti i traguardi che ha fissato per la Francia, un grande Paese così importante nella storia d’Europa e del mondo da fare dimenticare per un momento il declino che la minaccia e che Lei le vuole evitarle.
Come Suoi concittadini europei siamo particolarmente interessati a quello che Lei “spera” per il futuro dell’Unione Europea, convinti come siamo che “la speranza sia l’ultima a morire”, anche se in una stagione politica come questa ci sembrerebbero almeno altrettanto utili per l’UE le virtù della fede e della carità.
In particolare ci permettiamo di incoraggiarLa nella storica impresa che sta affrontando, quella di far progredire le sovranità nazionali verso una più dignitosa e utile sovranità europea. Il tema della sovranità nazionale è profondamente radicato nella cultura politica e giuridica del Suo Paese e, almeno in parte, ha contribuito a decisioni rimaste nella nostra comune storia europea come nel caso del rifiuto, nel 1954, alla creazione di una Comunità europea della difesa e, nel 2005, al Progetto di una Costituzione per l’Unione Europea. Saranno forse stati solo due “incidenti di percorso” ed è fondata la speranza che Lei ne terrà conto per andare oltre e muovere con decisione verso la costruzione di un’Unione politica europea.
Già ne abbiamo visto traccia nelle Sue proposte per il rilancio dell’UE su fronti importanti come quelli di una politica economica almeno un po’ più comune, sulla lotta al cambiamento climatico e sull’avvio di una politica europea della sicurezza, anche se non Le nascondiamo la preoccupazione di vederla far perno essenzialmente su una politica industriale degli armamenti che speriamo non contraddica i valori fondativi europei in favore della pace.
Certamente avrà molto da fare in questi anni e non potrà fare tutto da solo. In attesa che la sua partner politica più vicina, Angela Merkel, riesca a formare un governo e a ricostruire con Lei il leggendario motore franco-tedesco così importante per l’Europa, veda di non dimenticare che nell’UE ci sono altri 25 Paesi, più uno in transito, con pari dignità e diverse visioni d’Europa: meglio provare a camminare insieme, anche se “a diverse intensità”, ma verso lo stesso orizzonte. Auguri sinceri per il Suo lavoro.

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