La banalità del bene: Denis Mukwege

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Prendendo spunto dal celebre libro di Hannah Arendt “La banalità del male”, questa rubrica vuole essere una provocazione al contrario, con l’obiettivo di narrare storie di eroici personaggi più o meno contemporanei che hanno segnato la storia per i loro sacrifici e la loro immolazione a favore di un progresso umano. La rubrica mensile vuole essere un atto di descrizione di come il bene possa esistere, e il titolo vuole essere una provocazione per dimostrare come la ricerca del progresso non sia banale, ma, al contrario, di come possa essere un umano atto eroico.

 

“Il concetto di uguaglianza inizia nelle menti dei bambini subito con la prima relazione. Di solito diciamo alle ragazze di vestire in un certo modo e instilliamo in loro la paura che se non lo fanno, potrebbero essere violentate. Ma noi non parliamo mai ai ragazzi di come comportarsi e delle conseguenze di un cattivo comportamento.”
DENIS MUKWEGE

 

Biografia

Denis Mukwege è un chirurgo ostetrico e attivista originario del Congo. Nasce a Bukavu il 1 marzo 1955 e studia medicina in Burundi dove lavora per qualche anno prima di trasferirsi in Francia e specializzarsi in ginecologia.

Nel 1989 decide di tornare ad esercitare nel suo paese natale e, durante la guerra in Congo nel 1998, fonda un ospedale: il Panzi Hospital, un luogo dedicato alle vittime di stupro. Sono migliaia le sue pazienti, essendo la Repubblica Democratica del Congo all’epoca molto pericolosa per il sesso femminile.

Mukwege non si limita però a curarle, ma dà voce a questo scempio. Si ricorda in particolare nel 2012 quando durante un suo intervento presso le Nazioni Unite ha parlato delle atrocità esistenti nel suo paese raccontando di “16 anni di tortura, 16 anni di mutilazione, 16 anni di distruzione delle donne, l’unica risorsa vitale del Congo. 16 anni di distruzione di un’intera società”.

In seguito a questa sua iniziativa, quattro uomini armati attaccarono casa sua e presero in ostaggio le sue figlie. In questa occasione un suo uomo della sicurezza, grande amico di Mukwege, perse la vita.

In seguito a questa violenza e vista la messa in pericolo della sua incolumità e quella di tutta la sua famiglia, Mukwege scappò dal Congo esiliandosi in Europa, per poi tornare un anno dopo a seguito dell’insistenza esercitata da parte dei suoi pazienti e colleghi che lo incitarono a tornare per continuare il suo fondamentale lavoro presso il Panzi Hospital, dove tuttora vive aiutando le donne.

Ad oggi sono più di 50mila le pazienti da lui curate e sopravvissute alle violenze sessuali. Non solo, accanto all’ospedale da lui costruito esiste una struttura sicura dove le vittime delle violenze trovano rifugio imparando alcuni lavori come il cucito, la tessitura o altri mestieri in grado di assicurare l’autosufficienza una volta dimesse.

Per questo suo impegno costante il 26 novembre 2014 Mukwege ha ricevuto il Premio Sakharov per la libertà di pensiero.

 

A proposito di Europa…

Il 7 febbraio 2018 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede i massimi livelli di protezione per le richiedenti asilo che sono costrette a fuggire a causa del rischio di mutilazioni genitali, finanziamenti più flessibili per le organizzazioni che lottano per le vittime e una migliore formazione per le persone che si trovano a lavorare con le vittime.  Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, almeno 200 milioni di donne e ragazze in tutto il mondo convivono attualmente con le conseguenze dannose delle mutilazioni genitali, e per questo si ritiene necessario includere misure di prevenzione dalle mutilazioni genitali femminili in tutti i settori strategici (tra cui sanità, assistenza sociale, istruzione e giustizia).

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