I risultati dell’Indagine sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa

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Il 17 luglio la Commissione ha pubblicato l’indagine annuale sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa (ESDE) relativa al 2017.

Si tratta della principale relazione elaborata da palazzo Berlaymont che fornisce dati circa le ultime tendenze del mercato del lavoro a livello comunitario.

A prima vista le notizie generali sembrano positive: dal 2010 sono stati creati 10 milioni di nuovi posti di lavoro nell’UE e la disoccupazione non è mai stata così bassa dal dicembre 2008. Questa ripresa, tuttavia, coinvolge in misura assai minore le nuove generazioni: sebbene a partire dal 2013 il numero di giovani disoccupati sia diminuito di 1,8 milioni di unità e quello di chi non studia e non cerca lavoro di 1 milione, sono proprio i giovani a trovare difficoltà nella ricerca di un posto di lavoro e ad essere costretti in molti casi ad accettare contratti precari con una minore copertura previdenziale. L’equità intergenerazionale, quindi, risulta il tema di fondo di tutta l’indagine.

Con riferimento specifico al mercato del lavoro, viene sottolineato come la moderata crescita economica a livello UE (+1,9% nel 2016) stia comportando una moderata ripresa occupazionale, della produttività per lavoratore (+0,6% nel 2016) e dei salari. Aumenta anche la partecipazione al mercato del lavoro con 234,2 milioni di occupati nel continente, rendendo così verosimile il raggiungimento dell’obiettivo del tasso di occupazione al 75% entro il 2020. Restano però le ombre dell’elevata disoccupazione giovanile e femminile e della durata relativamente lunga della disoccupazione.

In merito alla situazione dei giovani, le prospettive economiche, l’andamento demografico e le ricadute occupazionali dell’innovazione tecnologica hanno condotto alla comune preoccupazione che il loro futuro tenore di vita sarà inferiore rispetto a quello dei loro genitori. L’invecchiamento della popolazione europea prevede un aumento degli over 60 al ritmo dell’1% all’anno ed una riduzione della fascia di età 20-64 di un 0,3% annuo fino al 2060. Questo fenomeno, già in corso, sposta l’asse dei sistemi di welfare verso le generazioni più anziane a danno di quelle più giovani, facendo delle prime le principali beneficiarie della spesa sociale. In tal senso le migrazioni, spesso considerate come un problema, potrebbero diventare parte della soluzione, con il loro afflusso di giovani e donne con alto tasso di fecondità.

Le conclusioni che vengono tratte riguardano proprio la spaccatura fra le diverse fasce di età: in controtendenza rispetto al resto della popolazione, le quote di reddito da lavoro a favore dei giovani si è via via ridotto nel tempo. A tal proposito, Marianne Thyssen, Commissaria per l’occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori ha affermato: «Questa indagine annuale dimostra ancora una volta che stiamo procedendo con determinazione verso una maggiore crescita e occupazione. Ciononostante, i giovani d’oggi e i loro figli potrebbero ritrovarsi in condizioni peggiori rispetto ai genitori, e non è quello che vogliamo. È necessario agire rapidamente. Con il pilastro europeo dei diritti sociali vogliamo preservare e migliorare gli standard sociali e le condizioni di vita delle generazioni future».

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