Gli eroi ambientali e il Premio Goldman 2017

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Anche quest’anno, senza troppa visibilità sui media, è stato attribuito il premio Goldman, il “Nobel per l’ecologia”, giunto alla sua ventottesima edizione.

La cerimonia si è svolta il 24 aprile scorso a San Francisco con l’obiettivo di dare visibilità a persone che si sono particolarmente distinte, a livello internazionale, per la loro lotta in difesa della natura, per il loro impegno per politiche di sviluppo sostenibile, di diritti e di giustizia ambientale.

Sono persone comuni, coinvolte in battaglie locali, leader in grado di coinvolgere la popolazione per la difesa e il miglioramento dell’ ambiente naturale, pronte a mettere a rischio la propria incolumità e la propria vita. Il Premio Goldman è andato infatti a persone come Berta Caceres, assassinata nel 2015 in Honduras per le sue battaglie contro le dighe e la deforestazione. Un premio attribuito anche a Isidre Baldenegro Lopez, ucciso lo scorso 17 gennaio in Messico perché si opponeva alla distruzione delle foreste e lottava per i diritti della sua comunità indigena.

Ogni anno il Premio Goldman onora gli eroi ambientali in sei regioni del mondo : Africa, Asia, Europa, Isole e nazioni insulari, America del Nord e Centro-Sud America. Quest’anno, il Premio è andato a:

  • Rodrigue Mugaruka Katembo: ha rischiato la vita nella Repubblica Democratica del Congo per aver documentato la corruzione in un progetto finalizzaro all’esplorazione e all’estrazione petrolifera all’interno del Parco Virunga. Malgrado le minacce e le torture, Rodrigue è riuscito a bloccare il progetto.
  • Prafulla Samantare: leader dei movimenti per la giustizia sociale in India, ha protetto, con le comunità indigene, il territorio dallo sfruttamento di una miniera di bauxite a cielo aperto.
  • Uros Macerl: giovane agricoltore sloveno, attraverso una lunga battaglia legale è stato in grado di fermare la costruzione di un impianto di produzione del cemento alimentato a “petcoke”, un sottoprodotto del petrolio altamente inquinante e destinato all’incenerimento di rifiuti industriali pericolosi.
  • Mark Lopez: in California si è battuto per convincere il Governo locale a condurre analisi sul piombo presente nei fanghi e nelle polveri prodotti da trent’anni da una fabbrica di batterie e pile. La fabbrica è stata chiusa e il Governo ha bonificato le case della zona inquinata.
  • Wendi Bowman: una decisa signora di 83 anni che, nella sua verde Hunter Valley in Australia ha lottato contro l’egemonia delle compagnie minerarie e della loro politica di ampliamento e sfruttamento del suolo, politica che ha prodotto inquinamento dell’aria e dell’acqua nonché gravi danni alla salute della popolazione locale.
  • Rodrigo Tot: agricoltore della comunità Maya Q’eqchi del Guatemala, si batte da anni contro le autorità del Paese per impedire ad una grande miniera di nichel di espandersi e per restituire, alla sua comunità, le terre ancestrali occupate. Sebbene la Corte costituzionale abbia dato ragione a Rodrigo già nel 2011, la lotta non è finita visto che il Governo non ha ancora applicato la sentenza.

Ecco, come detto prima, si tratta di persone le cui vite e lotte rimangono, purtroppo, troppo spesso sconosciute e relegate agli ultimi posti dell’informazione. Eppure sono esempi essenziali a cui ispirarsi anche nei nostri piccoli impegni quotidiani per un Pianeta e un futuro migliori.

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