Dalla Corea del Nord la minaccia alla pace mondiale

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Con il test, domenica scorsa, di una bomba all’idrogeno, ancor più potente di una “normale” bomba atomica, la Corea del Nord ha portato ai massimi livelli la tensione nella comunità internazionale.

Un test condannato da tutti i Paesi e che rivela, senza troppi dubbi, la capacità nucleare di Pyongyang e soprattutto la sua grande capacità di dissuasione, degna del periodo più buio della guerra fredda.

Questo sesto test nucleare, per la sua potenza e per l’uso che la Corea del Nord potrebbe essere in grado di farne, ha quindi segnato una svolta nella minaccia alla pace e alla sicurezza non solo nell’area dell’Asia Orientale ma nel mondo intero. Resta tuttavia da capire e interpretare le vere ragioni di questa politica nucleare del dittatore Kim Jong-un, visto che la logica della dissuasione, concepita durante la stessa guerra fredda, non è tanto volta ad usare la bomba quanto a proteggere il proprio Paese da una minaccia esterna.

Le reazioni sono state immediate, anche se alquanto differenziate soprattutto fra le grandi potenze. Riuniti in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, tutti i Paesi hanno tuttavia, e secondo toni più o meno accesi, espresso la necessità di nuove e più incisive sanzioni, delineando nel contempo un comune approccio di fermezza e di significativa contro-dissuasione nei confronti di Pyongyang.

Ma, al di là delle prese di posizione sulle sanzioni, è importante soffermarsi sulle prospettive future delineate dalle grandi potenze per risolvere la crisi in corso. Gli Stati Uniti, che si sentono particolarmente minacciati da Pyongyang, hanno adottato toni duri e minacciosi, dichiarandosi pronti ad usare anche la forza militare, se necessario. Una presa di posizione inquietante che mette in serio pericolo i già fragili margini di manovra della comunità internazionale, in primo luogo della Cina e della stessa Corea del Sud, per ora i due principali attori in un’eventuale soluzione diplomatica volta a fermare la grave escalation in corso. Al riguardo, non va dimenticato il fatto che la Corea del Nord è fortemente dipendente dalla Cina per le sue esportazioni, che hanno raggiunto nel 2016 il 92%. Non solo, ma essendo oggi l’area dell’Asia orientale uno dei poli di maggior sviluppo economico mondiale,  appare alquanto evidente l’interesse ad evitare un conflitto nucleare che destabilizzerebbe l’intera regione.

Anche la Russia, che condivide con la Corea del Nord una frontiera  comune di circa 18 chilometri  e mira a mettere in evidenza e ad accrescere il suo ruolo di attore importante nella regione, ivi compreso per quanto riguarda le questioni di sicurezza legate alla politica di Pyonhyang,  si è pronunciata per una soluzione  politica della crisi,  convinta che un negoziato, con la sua partecipazione, possa ancora risolvere il problema della denuclearizzazione della Corea e del Nord.

Infine, appare importante riprendere le dichiarazioni fatte dall’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea Federica Mogherini sulla crisi in corso. Dopo aver condannato fortemente il test nucleare, definendolo “una forte provocazione e una grave minaccia alla sicurezza internazionale e regionale”, ha sottolineato, a nome dell’Unione Europea, che Pyongyang deve rinunciare ai suoi programmi nucleari e deve impegnarsi “in un dialogo credibile e significativo volto alla denuclearizzazione della Penisola coreana e all’attuazione di tutte le risoluzioni dell’ONU adottate al riguardo”.

Federica Mogherini, ribadendo che l’unica via percorribile è quella della diplomazia e degli strumenti pacifici, ha inoltre espresso il sostegno di tutta l’Unione Europea agli sforzi messi in campo al riguardo dai principali attori coinvolti.  Un’indicazione politica quest’ultima e un richiamo al recente negoziato sul nucleare con l’Iran conclusosi con un accordo nel luglio 2015. Un accordo che purtroppo,  il Presidente Trump ha rimesso pericolosamente in discussione.

Nel frattempo la tensione internazionale è sempre altissima e non accenna a diminuire. La speranza, tuttavia è sempre quella di una soluzione pacifica, perché le conseguenze di un eventuale conflitto non sono nemmeno immaginabili.

 

 

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