“Assedio” di Massimo Franco

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“Assedio” di Massimo Franco (Mondadori, 2016), o le matrioske che esso riflette, comunica ciò che il sottotitolo “Come l’immigrazione sta cambiando il volto dell’Europa e la nostra vita quotidiana” viene a evidenziare ulteriormente.

La lettura è facile e a tratti ironica, scorre veloce da un confine all’altro nella nostra Europa, vecchia e antica allo stesso tempo. La vecchia Europa é sospinta da un’ondata di gioventù pronta e in grado di cambiarla, dove i lavoratori ospiti trovano un continente non per i giovani, né per i suoi europei, né per quelli poveri degli altri continenti. Cambiare vorrebbe dire fare fronte ad una complessità politica ed economica che a momenti sembra crollare (il caso della Gran Bretagna), ma anche affrontare il problema di un continente pseudo-unito. Un continente antico, ma davvero saggio per quanto riguarda l’unità nella diversità? Si percepisce un “blocco” nel pensiero dell’ex blocco orientale europeo nell’affrontare il rapporto con l’alterità, come conseguenza della migrazione ad un quarto di secolo appena  dopo la caduta del comunismo.

Ci sono ancora molti aspetti, che negli occhi di chi sparge pregiudizi o  fa uso di stereotipi, non sono ben definiti ma svelano a priori perché forse sono più chiari di ciò che sembrano: extracomunitari, spazio Schengen, eurozona, primavera araba, migranti economici e altro.

Il libro, pubblicato nel 2016, riesce con una documentata presentazione ad elencare i diversi muri fisici e metaforici sviluppati innanzitutto con le ultime migrazioni che non permettono una buona convivenza o inducono la percezione dell’”assedio”. L’emergenza origina la migrazione o la migrazione produce l’emergenza? Insomma lo spostamento degli umani continua a far paura fino alla strumentalizzazione politica.

Il capitolo V cerca di vedere anche la posizione della Chiesa cattolica in questi tempi di profonda crisi per i migranti. Interessante risulta infine anche una breve considerazione sull’immigrazione  delle persone consacrate che arrivano in Italia per mancanza di vocazioni locali, una tipologia meno dibattuta o che importa meno.

L’invito pratico è quello di visitare la mostra sull’immigrazione di Parigi che evoca il MARE MORTUUM, come metafora del MARE NOSTRUM del Mediterraneo: ”paiono pietrificati come il barcone che li ha fatti affondare, ma non annegare, perché le statue respirano senza bisogno di aria” (Luca Mastrantonio “Corriere della Sera” sulla scultura di Jason deCaires Taylor “La zattera di Lampedusa”)

Scheda a cura di Alexandra Lupea

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